Quello che segue è un estratto dell’articolo “Siamo tutti più nervosi e belligeranti? Tisselli (Psicologia Urbana e Creativa Ravenna): “La maleducazione non è un segno di libertà”” di Roberta Bezzi, pubblicato su Ravennanotizie.it il 09 Marzo 2025.
L’articolo originale è disponibile all’indirizzo: https://www.ravennanotizie.it/societa/2025/03/09/pandemia-alluvioni-e-guerre-siamo-tutti-piu-nervosi-e-belligeranti-tisselli-psicologia-urbana-e-creativa-ravenna-e-colpa-di-ansia-paura-e-tristezza/
La pandemia da Covid, le alluvioni, le guerre. Non sono stati anni facili, gli ultimi appena vissuti. Quanto hanno inciso tutti questi eventi stressanti sul benessere psicologico e sull’universo relazionale delle persone? A fare il punto è Giancarla Tisselli, psicoanalista e pedagogista, presidentessa di Psicologia Urbana e Creativa Aps a Ravenna.
– Come nasce la sensazione che le persone siano diventate più nervose e belligeranti dopo il Covid e anche a seguito delle continue notizie sulla guerra?
Siamo esseri sociali, stare in relazione è piacevole e naturale, aver dovuto limitare i rapporti con gli altri per non scambiarci microbi e virus ha portato scontento e tristezza.
A volte sotto coscienza ha preso forza anche la diffidenza nei confronti degli altri lasciando arrivare un certo pensiero paranoico. Proprio come sostiene lo psicoanalista Luigi Zoia nel suo libro “Paranoia” dove spiega che pensare in modo diffidente come se ogni male vada attribuito agli altri appartiene alle persone in situazioni di sofferenza. Diffidenza e sospetto hanno una preoccupante contagiosità sociale. Nel periodo del Covid le persone si erano divise in pro vaccino e contro vaccino, dove spesso le opposte fazioni dei cosiddetti integrati nel sistema e dei complottisti si schieravano gli uni contro gli altri.
La semplificazione che avviene mediante l’utilizzo del pensiero dicotomico divide il mondo in buoni e cattivi è il pensiero della guerra e dell’uso della forza. Lo stiamo vedendo applicato da troppi capi di Stato che hanno scelto aggressività e violenza come soluzioni. Anziché percorrere la strada dell’umano, il dialogo la diplomazia e gli accordi, hanno scelto l’odio, l’aggressività, la semplificazione, del bianco e del nero, senza lasciar spazio alla complessità e alla varietà di colori, risorse e opportunità offerte dai differenti modi di essere.
Se i midia trasmettono ogni giorno scelte aggressive anche la psiche si adatta e crede che l’uso della forza e della prepotenza siano legittime, siano opzioni facilmente sceglibili. Spesso non pensiamo che i bambini e le giovani generazioni ci guardano e ci imitano.
Dentro di noi c’è una miriade di parti interiori, gli stessi personaggi che compaiono nei nostri sogni sono parti di noi, come quelle che recitiamo nella vita di tutti i giorni. Dentro abbiamo il tiranno, il sottomesso, il giusto e il trasgressivo, l’ombroso e il solare, l’arrabbiato e l’affettuoso. Essere consapevoli dei nostri personaggi interiori favorisce il dialogo fra essi e la democrazia. Troppo spesso il tiranno interiore assume il comando della nostra personalità. Invece dovremmo favorire il democratico che ascolta anche coloro che hanno opinioni diverse con cui si può andar d’accordo convivendoci con rispetto. Dialogare con le proprie ombre e contraddizioni serve a non arroccarci su posizioni in cui noi siamo i buoni e tutta la cattiveria viene proiettata sugli altri. Il Socio-Costruttivismo ci aiuta a capire che le nostre idee non sono verità, ma strumenti per pensare. Quindi le idee che abbiamo raccolto noi chi lo dice che sono migliori di quelle che hanno raccolto gli altri?
– Come le notizie legate alla guerra, possono invece incidere sui comportamenti delle persone?
Ho la percezione che le persone siano diventate più nervose e belligeranti, credo che ascoltare le notizie delle guerre abbia inciso sull’idea che l’uso della forza possa essere un’opzione accettata. I nostri genitori e nonni che avevano vissuto la guerra ci spiegavano come fosse meglio dialogare, cercare soluzioni di pace, andare d’accordo , ci insegnavano che la violenza non andava utilizzata. Oggi purtroppo si tende a creare un senso di insicurezza e paura per poter meglio controllare le masse. il senso di diffidenza è collegato anche all’impotenza e alla delega a qualcun altro del bisogno di protezione. Più le persone sono spaventate e più sono governabili dal potere gerarchico. Spaventare le persone alimenta il senso di insicurezza e il sospetto che portano a diffidare anche del vicino.
Occorre accorgerci di tali meccanismi e provare a sostituirli con sane dinamiche di pace. Ho scritto un libro che si chiama “Dalla rabbia alla gentilezza-educazione ai sentimenti e alle emozioni “ proprio per divulgare strumenti per le buone relazioni in casa, nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Gli psicologi del Nord Europa di “Alternative to Violence” ci insegnano che dietro la rabbia ci sono altri sentimenti come l’ansia, la paura, la tristezza, l’impotenza, ad ogni sentimento corrisponde un bisogno, se siamo lucidi possiamo chiedere con garbo e rispetto che venga data risposta ai nostri bisogni, consentendo agli altri di fare altrettanto nel rispetto reciproco e civile. Questo è ciò che dovremmo insegnare ai giovani e ai bambini.
– Entrando più nello specifico, quali strascichi ha lasciato il Covid? Ne ‘siamo usciti’ migliori o peggiori a livello psicologico?
Il valore della cura, delle professioni sanitarie, della solidarietà e del volontariato hanno consentito di portare a coscienza il riconoscimento verso tante professioni al femminile: personale sanitario, insegnanti, lavoratori dei servizi hanno rafforzato la rete sociale.
Inoltre durante il periodo dell’alluvione abbiamo visto quanto sia stato importante i lavoro dei sindaci, dell’organizzazione pubblica, delle forze dell’ordine, della protezione civile, ma quanta ricchezza umana è venuta anche dalla solidarietà fra le persone e di come i giovani si siano attivati spontaneamente per andare ad aiutare. Non c’è stato bisogno che qualcuno li chiamasse: sono andati ad aiutare dove c’era bisogno! Hanno dato testimonianza di aver introiettato valori civili, sociali e politici, intendo la polis anche come partecipazione.
Non mi sento di esprimermi in senso di meglio o peggio: ho fiducia nell’umano, nelle persone che possano trovare soluzioni riparative e rispettose. Non mi piace chi critica e trova solo i difetti, credo sia più facile criticare che “fare” prendendosi la responsabilità in prima persona delle azioni compiute. La psicologia transazionale ci aiuta a capire che quando ti poni criticamente dando la colpa agli altri sta parlando per te la parte “figlio”, invece quando leggi la realtà nel senso di saperti prendere le tue responsabilità parli come “adulto”. Quante persone arrabbiate col “Padre” se la prendono con l’autorità, imprecando ed esprimendo odio!
– Violenza e social, violenza e rapper. Social e musica sono i canali attraverso cui più passa la musica? Violenza e politica, vista anche la recente lite tv tra il presidente americano e quello ucraino…-
E’ esattamente ciò che intendevo poco fa dicendo che i giovani ci guardano e ci imitano, i modelli violenti e la mancanza di contenimento sono troppo dilaganti anche nelle TV di Stato, il turpiloquio, le offese, la mancanza di rispetto vengono utilizzati costantemente come se la maleducazione fosse un segno di libertà. Non entro nel merito dei contenuti della violenza utilizzata anche nei “negoziati di pace”, sottolineo soltanto che offendere, svalutare, minacciare è ledere la libertà degli altri. Porre limite con garbo e educazione è possibile. Per fortuna c’è anche buona televisione: spazi costruttivi dove informazione, sentimenti, solidarietà e ricchezza umana trovano narrazione. Anche i Social e la rete favoriscono la circolazione della cultura e se ben usati sono strumenti che possono facilitare le relazioni e la soluzione dei problemi. I genitori possono dialogare coi figli e stare loro accanto anche nelle scelte e nel commentare le esperienze che i figli fanno. Oggi i genitori sono molto più attenti alla cura dei bambini rispetto a quanto è avvenuto nelle generazioni passate, ma occorre tener presente che il tempo in cui i bambini giocano con telefoni e schermi sottrae tempo di esperienza di vita concreta e affettiva.
Fondamentale iniziare dalle Scuole dell’infanzia e primarie ma anche gli altri gradi di scuola richiedono un impegno nella diminuzione della violenza come opzione sceglibile. Offendere, sparlare, minacciare, ricattare, deridere sono forme di maltrattamento psicologico che vengono imitate dai bambini e specialmente gli adolescenti quando iniziano la fase di autoaffermazione della propria personalità portano all’eccesso le modalità prepotenti e l’utilizzo della forza come soluzione per imporsi credendo che per farsi rispettare occorra la gerarchia, il bullismo, il machismo e il prevaricare gli altri. Una delle patologie in aumento oggi è proprio il ritiro sociale dato dalla paura del giudizio degli altri. Insegnare l’educazione affettiva è fondamentale per favorire l’empatia e la capacità di mettersi anche nei panni degli altri. Fra le numerose attività che le scuole attuano per l’accoglienza c’è il Progetto “Identità Plurali” volto a far emergere il valore dell’introspezione: non guardare fuori, ma guardarsi dentro favorisce la ricerca dei differenti talenti e qualità individuali da mettere a disposizione della collettività.
Ma se non avviene un rientro delle modalità aggressive nei media non sarà facile andare verso un miglioramento delle relazioni. Per fortuna ci sono molti insegnanti che portano avanti l’educazione affettività per andare verso un inversione di tendenza. C’è anche un’ attenzione della cultura verso le modalità di pace, studi sociologici, padagogici e filosofici vanno nella direzione della consapevolezza del valore delle emozioni, nell’arte e nel femminismo stesso, acquisiscono valore i sentimenti e persino in ambito giudiziario ci si sta muovendo verso pratiche di giustizia ripartiva dove i circoli riparativi rappresentano una risorsa per uscire dal punitivo.
Nel nostro territorio ci sono gruppi pacifisti, associazioni come ARCI, La Via Maestra, CGIL attive per il disarmo e per favorire soluzioni di pace. La Casa delle Donne con UDI, Donne in Nero, Fidapa, con cittadine e cittadini sono scesi in Piazza per chiedere il disarmo e per limitare la violenza di genere e i femminicidi. Credo che il Comune possa attivare l’Assessorato alla Pace.
Psicologia Urbana e Creativa APS attua percorsi per diminuire il maltrattamento psicologico e sostituire le dinamiche di potere fra i generi con modalità paritarie ed empatiche. Recentemente abbiamo chiamato a Ravenna Dominic Barter collaboratore di Marshall Rosenberg che ha inventato la Comunicazione non Violenta che viene utilizzata per i negoziati di pace nei paesi dove sono in atto le guerre, e anche nei corsi di formazione per i docenti: “Dinamiche di conflitto e soluzioni di pace”. La gestione della rabbia è possibile, ognuno di noi può partire da sé interrogarsi: Che cosa mi sta succedendo? Che cosa sto provando e che bisogno ho? Posso chiedere in modo gentile. Cosa posso fare per migliorare le relazioni?
Per favorire il benessere è utile sintonizzarci sul “bicchiere mezzo pieno”, questo aiuta a vedere la bellezza della vita. Farsi domande e cercare le risposte dentro di noi è utile per valorizzare le relazioni fra persone con fiducia e piacere. Così pure ci si può domandare se l’esperienza che sto vivendo mi sta capitando per favorire il mio cambiamento? Che rinnovamento ho di fronte a me? Sto diventando una persona migliore grazie a questa scelta? Posso stare focalizzato sul bene e sulla luce e fiducia, posso godermi la vita e vedere il bene e la fortuna che ho?
Gli psicologi non danno consigli ma io trasgredisco questa regola dicendo: Divertirsi con gli altri e focalizzarsi sul benessere della propria anima e del proprio stato d’animo positivo ogni volta che è possibile!





